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Uscii dal lavoro quasi di soppiatto, il confronto con Mary mi stava crepando. Per giunta, quella stessa sera ci sarebbe stata la prima lezione di teatro: avevo bisogno di ricompormi. Salii in macchina e misi subito le mani sullo sterzo, ma aspettai che il sole rifluisse completamente prima di partire. Raggiunto il posto parcheggiai di fretta e male. La sera era sempre immobile in quella zona, nessuno ci avrebbe fatto caso. Uscii dalla macchina e mentre mi avviavo verso l'entrata una flebile emozione mi pervase, l'eco di qualcosa di molto più grande. Mi guardai attorno, ma l'origine non era nello spazio. Mi misi ad ammirare i murales sui mattoni dilavati e le impalcature pluriennali che provavano a rabberciare l'edifico. Non era il vecchio cinema, anche se ne condivideva l'aspetto sbrindellato. Avevo ceduto ad una deviazione. Un tempo per me quello era stato un santuario di allucinatorie speranze, come quelle in un rito iniziatico con fumi e intrugli. In effetti di fumi e intrugli quegli anni ne furono pieni, così come pieni furono di consigli, ammonimenti, rimproveri, che erano poi le fasi lunari di chi si scontrava con me. Li ignoravo, adesso so che avevano ragione. Tornassi indietro li ignorerei di nuovo. I pensieri cominciarono a incespicare su loro stessi e decisi di non indugiare oltre lì. Ritornai alla macchina in direzione del corso. Non avevo tempo per altre deviazioni.